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Il fiume e l’oceano

Da un satsang con Eric Baret di agosto 2020.

Domanda: C’è un racconto di Gibran in cui un fiume si deve gettare nell’oceano. Quando è alla foce si guarda indietro, guarda tutto quello che ha fatto. Lui sa che sarà l’oceano, ma come affrontare serenamente, senza paura, il tuffo? 

Risposta: Non c’è alcun avvenimento, non c’è mai stato un fiume, non c’è che l’oceano. Non occupatevi delle favole, ma esplorate la paura. La sola questione interessante nella domanda è la paura. La grazia è  la paura. Esplorate questa paura e avrete una risposta diretta alla vostra domanda. Ma se rimanete nei racconti, nelle favole filosofiche, la paura non farà che aumentare. La filosofia è una scappatoia, la paura è la realtà. Esplorate la paura; tutto il resto è uno spostare un po’ più in là, è una forma di rinvio.

 “Il fiume e l’oceano”

Dicono che prima di entrare in mare
Il fiume trema di paura.
A guardare indietro
tutto il cammino che ha percorso,
i vertici, le montagne,
il lungo e tortuoso cammino
che ha aperto attraverso giungle e villaggi.
E vede di fronte a sé un oceano così grande
che a entrare in lui può solo
sparire per sempre.
Ma non c’è altro modo.
Il fiume non può tornare indietro.
Nessuno può tornare indietro.
Tornare indietro è impossibile nell’esistenza.
Il fiume deve accettare la sua natura
e entrare nell’oceano.
Solo entrando nell’oceano
la paura diminuirà,
perché solo allora il fiume saprà
che non si tratta di scomparire nell’oceano
ma di diventare oceano.

(Khalil Gibran)

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Lo scarabeo

“Un uomo era incarcerato a vita all’ultimo piano di una torre. Sua moglie, che non poteva vivere senza di lui, decise di aiutarlo a fuggire. Prese uno scarabeo e, dopo aver legato con gran delicatezza un filo di seta all’insetto, ne bagnò le antenne con una goccia di miele. Poi lo depose ai piedi della torre, con le antenne rivolte verso l’alto. Desideroso di raggiungere il miele, l’insetto si arrampicò fino a raggiungere la finestra del prigioniero. Questi, liberato lo scarabeo, tirò il filo di seta. All’altra estremità era legato un filo più robusto. A questo seguiva uno spago, e allo spago una cordicella, e alla cordicella una solida fune, che l’uomo legò all’interno della sua cella e usò per calarsi dalla torre e fuggire via insieme alla moglie.” – Alejandro Jodorowsky, La risposta è la domanda

Quante volte nella vita ci è capitato di trovarci di fronte ad una situazione che ci è sembrata inaffrontabile, ingestibile, decisamente “troppo” per noi? La sensazione che probabilmente abbiamo vissuto è stata quella di essere completamente sopraffatti, impotenti e l’esito finale è magari stato caratterizzato da grande frustrazione.

La prossima volta potremmo considerare l’ipotesi di suddividere la “macro-questione” in “micro-questioni”. Potremmo scoprire che i passi da compiere per affrontare le cose sembrano farsi più leggeri, a misura d’uomo… Non un’unica lunghissima e pesantissima fune, ma un filo di seta, seguito da uno spago, poi da una cordicella, fino ad arrivare, con serena tranquillità, a tenere tra le mani una solida fune.

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L’andatura

Molto tempo fa, nella Cina dei T’ang, un monaco anziano andava in pellegrinaggio al monte Wu-t’ai, residenza di Manjusri, il bodhisattva della saggezza. Vecchio e debole com’era, andava per la lunga strada polverosa da solo, lentamente, chiedendo l’elemosina lungo la via.

Dopo molti interminabili mesi di cammino, un bel mattino, guardando in alto, vide in lontananza la maestosa montagna. Vicino al bordo della strada c’era una vecchia che lavorava il campo. «Per favore – le chiese – dimmi quanto manca per arrivare al monte Wu-t’ai».

La donna lo guardò appena, emise un suono gutturale e si rimise a zappare. Il monaco ripeté la domanda una seconda e una terza volta, ma sempre senza risposta. Pensando che fosse sorda, decise di tirar dritto. Ma dopo aver fatto alcune dozzine di passi, udì la voce della vecchia: «Ancora due giorni. Ti ci vorranno ancora due giorni».

Piuttosto infastidito, il monaco rispose: «Pensavo che fossi sorda. Perché non hai risposto prima alla mia domanda?». E la vecchia: «Mi hai fatto la domanda mentre eri fermo, padrone. Per risponderti dovevo vedere quale fosse la tua andatura!».